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Servizi cloud, intervento di MC nei procedimenti Agcm su clausole vessatorie di Google, Apple e Dropbox

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Movimento Consumatori interviene a sostegno delle contestazioni formulate dall’Autorità della concorrenza e del mercato nei procedimenti avviati a settembre nei confronti dei principali operatori a livello mondiale dei servizi di “cloud computing”.

Nelle condizioni contrattuali adottate dalle società statunitensi Google (per il servizio Google Drive), Apple (per il servizio iCloud) e Dropbox, secondo l’Agcm, sono contenute clausole vessatorie, laddove, in deroga a quanto previsto dal Codice del Consumo, sono previsti la facoltà degli operatori di sospendere e interrompere il servizio, esoneri di responsabilità in caso di perdita di documenti nello spazio cloud dell’utente e la facoltà di modificare unilateramente le condizioni contrattuali.

Nell’ambito di tali procedimenti, MC ha inoltre evidenziato la scarsa trasparenza delle clausole, determinata da una traduzione dall’inglese spesso approssimativa e incomprensibile.

L’Agcm ha inoltre aperto altri distinti procedimenti nei confronti delle medesime società per presunte pratiche commerciali scorrette.

Per quanto riguarda Google e Apple, per “la mancata o inadeguata indicazione, in sede di presentazione del servizio, dell’attività di raccolta e utilizzo a fini commerciali dei dati forniti dall’utente e il possibile indebito condizionamento nei confronti dei consumatori, che, per utilizzare il servizio di cloud storage, non sarebbero in condizione di esprimere all’operatore il consenso alla raccolta e all’utilizzo a fini commerciali delle informazioni che li riguardano”.

Per stesse contestazioni sono state formulate nei confronti della società Dropbox, a cui l’Agcm ha contestato di “aver omesso di fornire in maniera chiara e immediatamente accessibile le informazioni sulle condizioni, sui termini e sulle procedure per recedere dal contratto e per esercitare il diritto di ripensamento, di non consentire all’utente l’agevole ricorso  a meccanismi extra-giudiziali di conciliazione delle controversie”.

 

Fonte: Movimento Consumatori

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