Vai alla barra degli strumenti

Taglio parlamentari aumenterà potere di influenza delle lobbies, diminuirà rappresentanza di istanze diverse, degli esclusi e no profit

0 0
Tempo di lettura4 Minuti, 56 Secondi

La nostra associazione, oltre a difendere i diritti dei cittadini in quanto consumatori (nei confronti, ad esempio, di imprese o della Pubblica amministrazione) e a promuovere l’educazione ad un consumo responsabile, si interfaccia in rappresentanza dei diritti economici di tutti i consumatori nelle materie più disparate (dall’accesso al credito, alla sanità, al turismo, al commercio on line, ecc.) soprattutto con le istituzioni pubbliche, tra cui in primis il Parlamento, organo costituzionale deputato alla produzioni delle leggi.

Per rappresentare tutti i consumatori dobbiamo proporre leggi che perseguano l’interesse generale della popolazione e non di questa o quella filiera produttiva o professione. Dobbiamo quindi prendere posizione su questo referendum, perché riteniamo che questa nostra funzione di rappresentanza dei diritti individuali di cittadinanza economica di tutti i cittadini verrà ulteriormente indebolita dal taglio del numero dei parlamentari.

Approvare il taglio lineare di un terzo numero dei parlamentari per ragioni “economiche”, di spending review, è sminuire l’importanza della politica parlamentare in maniera becera, strabica, pericolosa, inopportuna e inutile visto che è ormai di dominio pubblico che il risparmio “economico” derivante da questo taglio è irrisorio per il bilancio dello Stato

Becera, perché presuppone aver fatto propria l’idea che la politica sia un costo e che i partiti politici vadano indeboliti (come è successo ad esempio abrogando la legge sul finanziamento pubblico dei partiti) e che non siano necessarie capacità e conoscenze specifiche oltre all’ assenza di conflitti di interesse per adempiere nell’interesse generale del Paese al proprio mandato di parlamentare.

Strabica, perché il taglio non indebolisce tanto i partiti quanto il Parlamento in un momento in cui neanche sappiamo quale sarà la nostra futura legge elettorale e senza sapere come impatterà sull’intera architettura istituzionale complessiva sia rispetto al funzionamento del parlamento sia nei rapporti tra organi costituzionali. In Parlamento non si lavora solo in “seduta comune”, ma soprattutto in “Commissioni” sia permanenti (ad esempio, Bilancio, Giustizia, Industria, ecc.), sia “speciali” o di inchiesta e in giunte (circa 20 per il Senato e 20 per la Camera).

A fronte del taglio del 30% dei parlamentari non corrisponde un taglio del numero delle Commissioni parlamentari, quindi avremmo un 30% in meno di forza lavoro e crescerà del 30% il carico di lavoro per ciascun parlamentare. In Commissione Giustizia al Senato, per fare un esempio, oggi lavorano 25 senatori, domani affideremmo la proposta e l’analisi di tutti gli aspetti che riguardano la giustizia (ad esempio, fiscale, penale, civile, amministrativa, ecc.) a soli 14 parlamentari tra maggioranza e opposizione?

Non sarebbe un modo per indebolirli? Non solo perché nessuno può essere “competente” su tutto e quindi in grado di seguire  i lavori dei più disparati disegni di legge (con prevedibili ulteriori effetti negativi sulla “qualità della tecnica legislativa” e su aumento contenzioso interpretativo e mancanza di certezza del diritto), ma soprattutto perché concentrando su poche persone questo fondamentale ruolo di rappresentanza politica e di attività di produzione legislativa li esporremmo ancor di più all’assalto delle lobbies la cui pressione è già oggi fortissima (vogliamo vedere i registri di chi entra in Parlamento? E se le “visite” sono aumentate da quando è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti?). Pensiamo che le grandi società taglieranno del 30% anche il loro budget destinato all’attività di lobby per influenzare il Parlamento? Diminuire di un terzo i “bersagli” non è prudente. 

Pericolosa, perché non tiene conto degli equilibri presenti nel nostro ordinamento tra organi costituzionali, ad esempio, nei rapporti tra Parlamento e presidente della Repubblica e tra Parlamento e Governo oltreché, indirettamente tra Governo e presidente della Repubblica.

Inopportuna, perché questo taglio lineare dei parlamentari si pone sulla stessa linea di altre precedenti recenti riforme forse passate un po’ inosservate quali ad esempio l’accorpamento delle province e la riduzione del numero dei consiglieri comunali e regionali che hanno impattato comunque anche se indirettamente sulla rappresentanza politica. Ridurre anche la rappresentatività parlamentare di un terzo significherà diminuire la rappresentatività di istanze diverse, non mainstream, quali, ad esempio, quelle del mondo no profit o di chi ancor oggi non è incluso socialmente e finanziariamente soprattutto se non adottassimo, per correre ai ripari, una legge elettorale proporzionale senza sbarramenti. Inopportuna anche perché gli spazi lasciati vuoti, vengono sempre riempiti. Indebolire il controllo politico (nel senso etimologico del termine) significa nei fatti lasciare il potere democratico sostanziale ad altri che siano il governo o le sempre più autoreferenziali dirigenze amministrative o appunto le lobbies.

Il problema non è il numero, ma è la qualità, l’onestà e l’indipendenza di coloro cui affidiamo il compito di creare le leggi cui ci assoggettiamo. Dovremmo quindi concentrarci su come permettere che alle elezioni possano essere “selezionati” i migliori cittadini (nei rispettivi campi di professione o di interesse) e di come preservarne l’indipendenza nell’interesse generale.  

Se la legge costituzionale che verrà “integrata” con il risultato di questo referendum è stata approvata nel tempo record di soli sette mesi (febbraio-ottobre 2019), il Parlamento approvi altrettanto velocemente una riforma costituzionale che aumenti la “qualità” di chi accede al Parlamento  e sani la ferita aperta nel rapporto tra Stato e Regioni dalla riforma costituzionale del titolo V che abbiamo approvato sempre  con un referendum mettendo in sicurezza il nostro Servizio sanitario nazionale che, come dimostrato da questi mesi di pandemia, necessita di essere rifondato per ripristinare il principio di eguaglianza non potendo andare avanti solo sul comunque ormai insufficiente impegno spasmodico degli operatori.

 

 

Fonte: Movimento Consumatori

Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleppy
Sleppy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %
Close
Social profiles