Non è affatto distante la visione dei due Papi sulla possibilità di sacerdoti sposati 

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Ora che è stato chiarito che da parte del Papa emerito Benedetto XVI non c’era nessuna intenzione di condizionare il successore, chiamato a decidere in merito alla proposta del Sinodo sull’Amazzonia di ordinare preti alcuni diaconi sposati, da impegnare in territori di quella regione che non sono raggiunti dal clero nemmeno una volta l’anno e i cui fedeli restano dunque privi dei sacramenti, resta un interrogativo riguardo alla reale posizione di Joseph Ratzinger su un tema tanto controverso. In realtà, infatti, sia da teologo che poi da Papa, non aveva affatto chiuso la porta a questa ipotesi e se si confrontano le sue parole con quelle di Francesco si nota che c’è una assoluta consonanza sulla questione.

“La Chiesa conoscerà certamente anche nuove forme di ministero e consacrerà sacerdoti dei cristiani di provata esperienza: in molte comunità più piccole o nei gruppi socialmente uniti, si risponderà in questo modo alla pastorale normale. Ma continuerà ad essere indispensabile il sacerdote attuale a tempo pieno”, era stata la profezia del teologo Ratzinger nel libro “Fede e Futuro” del 1970, una previsione che potrebbe realizzarsi se Papa Francesco approvasse la proposta del Sinodo per l’Amazzonia di concedere il sacerdozio ad alcuni diaconi sposati.

Una prospettiva che non piace affatto alle frange tradizionaliste della Chiesa Cattolica, che non hanno numericamente grande seguito tra i fedeli ma sono molto rappresentate sui social e un poco anche tra i pastori che temono la riforma di Francesco perché tocca i privilegi consolidati dal “clericalismo”.

In quest’alveo assai ben organizzato, oltre a confezionare pretestuosi attacchi a orologeria a Francesco, come quello seguito al noto incidente con la fedele che lo ha strattonato il giorno di San Silvestro in piazza San Pietro, è stato redatto e pubblicato, per iniziativa del cardinale guineano Robert Sarah, il volume edito in francese da Fayard ed intitolato “Dal profondo del nostro cuore”, che sostanzialmente mira proprio a bloccare la possibilità di ordinare in Amazzonia quei diaconi che dovrebbero raggiungere e servire le zone più impervie.

Papa Ratzinger e la possibilità di ordinare uomini sposati 

Un piano distante non tanto dalla posizione espressa da Ratzinger nel 1970, quando era un promettente teologo post conciliare, quanto dalla riforma più innovativa del suo Pontificato, ovvero dalla Costituzione Apostolica Anglicanorum Coetibus, da lui firmata il 4 novembre 2009, memoria di San Carlo Borromeo, che recita: “L’Ordinario, in piena osservanza della disciplina sul celibato clericale nella Chiesa Latina, pro regula ammetterà all’ordine del presbiterato solo uomini celibi. Potrà rivolgere petizione al Romano Pontefice, in deroga al canone 277, comma 1, di ammettere caso per caso all’Ordine Sacro del presbiterato anche uomini coniugati, secondo i criteri oggettivi approvati dalla Santa Sede”. 

Questa norma, come è evidente, non modifica il celibato nella Chiesa Cattolica di rito latino, della quale fanno parte gli Ordinariati anglocattolici istituiti dallo stesso Papa Ratzinger. Ma prevede una rilevante eccezione e cioè l’ordinazione di uomini sposati anche nel rito latino e non solo l’ingresso di pastori sposati che si convertono al cattolicesimo. La facoltà riconosciuta agli ordinari di concedere il sacerdozio a uomini sposati, con il permesso del Papa, e segnatamente i seminaristi sposati che si convertono dalla Comunione Anglicana, ha un rilievo, oltretutto, ben maggiore rispetto all’ipotizzata ordinazione di diaconi sposati nel territorio dell’Amazzonia, che il Sinodo Speciale dello scorso ottobre ha chiesto a Papa Francesco.

E questo per una ragione precisa: gli Ordinariati anglocattolici sono sparsi attualmente in 3 continenti (Europa, America, Australia) ma non è escluso che siano costituiti anche in Asia e Africa. E dunque non riguardano una sola regione, come le diocesi dell’Amazzonia. Attualmente i tre ordinariati anglo cattolici, nei quali sono entrati oltre 3 mila ex anglicani, distribuiti in 90 comunità in Stati Uniti, Canada e Australia sono: 1) Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham (Inghilterra, Galles e Scozia); 2) Ordinariato personale della Cattedra di San Pietro (Stati Uniti e Canada); 3) Ordinariato personale di Nostra Signora della Croce del Sud (Australia e Giappone).

La Costituzione firmata da Benedetto XVI dice anche: “L’unica Chiesa di Cristo, infatti, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, ‘sussiste nella Chiesa Cattolica governata dal successore di Pietro, e dai Vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, quali doni propri della Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica’. Alla luce di tali principi ecclesiologici, con questa Costituzione Apostolica si provvede ad una normativa generale che regoli l’istituzione e la vita di Ordinariati Personali per quei fedeli anglicani che desiderano entrare corporativamente in piena comunione con la Chiesa Cattolica. Tale normativa è integrata da Norme Complementari emanate dalla Sede Apostolica”.

È stata esclusa insomma la istituzione di un rito anglocattolico che avrebbe confinato la presenza dei preti sposati all’esterno del rito latino, un po’ come avviene per quelli dei diversi riti orientali, che sono ben cinque: Rito alessandrino, Rito antiocheno o siriaco-occidentale, Rito Armeno, Rito Caldeo e Rito Bizantino al quale fanno capo la maggior parte delle chiese orientali, che sono presenti in Nord Africa, Asia e Terra Santa oltre che nell’Est Europa (soprattutto in Ucraina, Romania, Bulgaria, Ungheria e Serbia,e in Italia in Sicilia e Calabria, ma anche in America del Nord e in Sudamerica, Australia e grazie ai movimenti migratori ora anche in altre regioni d’Italia e altri paesi europei come la Francia).

Trattandosi di riti diversi da quello latino, tuttavia, la coesistenza di preti celibi e preti sposati non ha mai posto problemi rilevanti (con l’eccezione dell’Italia dove la Cei per molti anni aveva chiesto ai vescovi di Romania e Ucraina di non far celebrare pubblicamente i loro preti sposati arrivati nella penisola con i migranti o per studiare). Un’apertura storica, anche se non mette in discussione la regola generale del celibato che Papa Francesco stesso ha detto apertamente di voler conservare.

Una posizione che nei giorni scorsi ha riconfermato facendo diffondere una chiarificazione sul tema dal portavoce Matteo Bruni: “La posizione del Santo Padre sul celibato è nota. Nel corso della conversazione con i giornalisti al ritorno da Panama, Papa Francesco ha affermato: ‘Mi viene alla mente una frase di San Paolo VI: ‘Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato”. E aggiungeva: ‘Personalmente penso che il celibato sia un dono per la Chiesa. Io non sono d’accordo di permettere il celibato opzionale, no. Soltanto rimarrebbe qualche possibilità nelle località più remote – penso alla Isole del Pacifico… […] quando c’è necessità pastorale, lì, il pastore deve pensare ai fedeli’.

A riguardo invece del modo in cui questo argomento si inserisce nel lavoro più generale del recente Sinodo sulla regione Panamazzonica e la sua evangelizzazione, durante la sessione conclusiva il Santo Padre affermava: ‘Mi ha fatto molto piacere che non siamo caduti prigionieri di questi gruppi selettivi che del Sinodo vogliono vedere solo che cosa è stato deciso su questo o su quell’altro punto intra-ecclesiastico, e negano il corpo del Sinodo che sono le diagnosi che abbiamo fatto nelle quattro dimensioni’. (Pastorale, culturale, sociale ed ecologica)”.

Insomma buona teologia e buon senso vanno a braccetto, come anche i due Papi. Resta il problema del libro a quattro mani con il cardinale ultraconservatore Robert Sarah, una personalità molto complessa, come lo sono spesso gli africani trasferiti in Occidente con ruoli di potere. Un uomo che non è quasi mai sfiorato dai dubbi, il che non è un bene per un pastore. Così Sarah sostiene che “con certezza, sappiamo bene che l’ordinazione di uomini sposati o la creazione di ministeri femminili non è una domanda dei popoli dell’Amazzonia. E’ un fantasma di teologi occidentali in vena di trasgressione. Sono scioccato che la disperazione dei poveri sia stata strumentalizzata fino a questo punto”.

Secondo Sarah se la Chiesa ha conosciuto preti sposati nei primi secoli, essi “dal momento della loro ordinazione, erano obbligati all’astinenza totale di relazioni sessuali con le loro spose. C’è un fatto certo e provato dalle ricerche storiche più recenti”. Chiusura totale dunque alle aperture del Sinodo dello scorso ottobre, voluto da Francesco e non sgradito (a quanto si sa) al suo predecessore.

Fonte: Agi.it

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