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La storia di Eduardo De Filippo 5° puntata

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La storia di Eduardo De Filippo 5° puntata

Eduardo si impegna politicamente per gran parte della sua vita. Quando compie 80 anni viene nominato senatore a vita, lotta per molto tempo in Senato e usando in modo sagace il palcoscenico, per la sorte dei minori reclusi negli istituti penali. Pubblico ed intellettuali ammirano il suo operato, cosa che anche lui tocca con mano quando partito nel 1962 per una lunga tournee, in Unione Sovietica, Ungheria e Romania, riceve numerosi encomi. In tutti gli anni ’60 combatte tenacemente per la creazione a Napoli di un teatro stabile. Nel 1963 gli viene conferito il ” Premio Feltrinelli “, per la rappresentazione del ” Il sindaco del rione Sanità “, da cui nel 1977, verrà tratto il film che vede protagonista Anthony Quinn. Il 1973 fu l’anno della commedia “Gli esami non finiscono mai”, allestita con grandissimo successo a Roma, con questa commedia vince il ” Premio Pirandello “. Riceve inoltre ben due lauree honoris causa ( nel 1977 a Birmingham e dopo, nel 1980, a Roma ). La carica di Senatore a vita, invece gli fu assegnata nel 1981, aderendo per lungo tempo alla sinistra indipendente. Trentamila persone commosse, lo saluteranno alla sua morte. Le esequie solenni furono trasmesse in diretta televisiva dalla camera ardente del Senato. Eduardo fu sepolto al cimitero del Verano. Tutto deve il teatro italiano alle lezioni di Eduardo, non solo per ciò che riguarda la drammaturgia napoletana, ma su tutta la fascia dello spettocolo e dell’arte, tra il cinema/teatro/televisione, che possiamo ritrovare, per citare un esempio, nelle opere di Massimo Troisi. Allargandoci ci ritroviamo a riconoscerle anche in Dario Fo’ e in tanti altri giovani ” attuatori “, un connubio tra linguaggio e personalità.

Ricordiamo la prima volta da regista di Eduardo nel film di cui fu anche interprete “In campagna è caduta una stella”. Siamo nel 1940, ma fu nel 1932, con il film “Tre uomini in frac”, che Eduardo fece il suo esordio sul grande schermo e in modo anche diciamo, prepotente. Eduardo e Peppino vennero scritturati per questo film da Giuseppe Amato, che li vide recitare al teatro Kursaal. Fu grande amico anche di Vittorio De Sica con cui inventò tantissimi personaggi divertenti in “Tempi nostri” e “L’oro di Napoli”. Creò la sceneggiatura del film ” Filumena Marturano “,  diretto ed interpretato dallo stesso Eduardo,  con lui anche la sorella Titina nella parte appunto di Filumena, che nel remake del film il titolo cambiò in ” Matrimonio all’italiana “. Nel 1950 diresse e fu interprete assieme al suo grande amico Totò, del film ” Napoli milionaria ” . L’ultima regia al cinema per Eduardo fu nel 1966 con il film ” Spara forte, più forte… non capisco ” , dopo il quale passò alla TV, riproponendo tutte le sue commedie per tutti i dieci anni successivi. Il suo ultimo impegno televisivo fu , nello sceneggiato televisivo diretto da Luigi Comencini, di interpretare il vecchio maestro protagonista di tante vicende, tratte dal libro Cuore di Edmondo De Amicis, siamo nel 1984, anno della sua scomparsa.

Eduardo aveva un carattere irrequieto e curioso, nel periodo pre-bellico fu un altalenarsi tra vita frenetica e un po’ confusa. Negli anni seguenti e in quelli della vecchiaia invece, trova una sorta di pace e di serenità. Si sposa tre volte, la prima con una ragazza americana Doroty Pennington , poi con Thea Prandi che gli dona i due amabilissimi figli, Luca e Luisa, e la terza Isabella Quarantotti, scrittrice e sceneggiatrice. Invecchia presto Eduardo, complice anche i dispiaceri per i lutti prematuri che dovette sopportare in un breve periodo, perse la figlia Luisa, la moglie e la sua amata sorella Titina in seguito ad un malanno improvviso. Durante una rappresentazione Eduardo ebbe un malore, in ospedale gli fu applicato un pacemaker, ma dopo poche settimane era di nuovo sul palcoscenico. Con il tempo e con il carattere cambiato di entrambi i fratelli, Eduardo e Peppino, non riuscirono, nonostante i tentativi, a ritrovare una cordiale intesa, litigano anche in modo alquanto acceso pure durante  il funerale della sorella Titina, a proposito del luogo della sepoltura. Il figlio di Peppino disse: anni e anni dopo, quando mio padre si ammalò, avvisai Eduardo. Un po’ si fece pregare, ma poi riuscii ad accompagnarlo in clinica, li lasciai da soli. Avevano tante cose da dirsi e poco tempo. Devo ammettere che come famiglia siamo stati molto uniti in scena, ma una volta chiuso il sipario ognuno faceva la sua vita. Ho continuato a vedere Eduardo anche dopo il litigio.

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Emanuela Genta

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Fonte: Napoli Flash 24

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