Il flash del cellulare, un neuralizzatore nascosto.

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Abbiamo già parlato dei danni provocati dalle onde elettromagnetiche emesse dagli smartphone, ora è il turno di qualcosa che tutti credono innocuo ma in realtà cela pericoli nascosti: il suo flash. Se confrontato col flash di una comune macchina fotografica, la prima cosa che si nota è la sua potenza, soprattutto se si pensa che è grande un paio di millimetri. Sarà capitato a tutti voi dopo una foto notturna scattata con lo smartphone di non riuscire a tenere gli occhi aperti, sconvolti dalla potenza della luce, e quando poi andate a vedere la foto tutto sommato non è neanche un granché. Il perché è presto detto, ma prima bisogna fare una parentesi tecnica e addentrarsi nella tecnologia degli smartphone.

A differenza dei cellulari tradizionali infatti, gli smartphone sono sostanzialmente dei piccoli computer controllati dalle app, e anche il flash non fa eccezione. L’hacker neozelandese John T. Kiwi ha scoperto che l’app che controlla il flash su praticamente tutte le marche di smartphone è stata progettata in modo tale da essere modificabile via internet senza il consenso del proprietario del cellulare.

L’indagine indipendente partita in seguito a questa segnalazione punta il dito prima di tutto verso i produttori dei sistemi operativi con la complicità del governo ombra, il quale possiede i codici per modificare l’app a suo piacimento, senza che nessuno se ne accorga. In questo modo possono variare la lunghezza d’onda della luce emessa dal flash e tenerla su una frequenza tale da provocare la morte selettiva di alcuni neuroni. La frequenza utilizzata è molto alta, intorno ai 666 Terahertz, da qui la luce molto intensa.

John Kiwi ha scoperto che praticamente ogni giorno, quando lo smartphone si collega a internet, l’app che controlla il flash si aggiorna silenziosamente e varia leggermente la frequenza d’onda emessa, a seconda di quali neuroni vogliono ammazzare, ovvero cosa vuole che il nostro cervello dimentichi.

Se oggi ci sono state diverse scie chimiche in cielo, ad esempio, possono renderne il ricordo offuscato. Se in TV hanno parlato di un rapimento alieno il giorno dopo l’avremo dimenticato o preso per il solito falso, e così via. Viste le sue proprietà non è esagerato definire il flash dello smartphone un vero e proprio “neuralizzatore”.

L’invasione degli smartphone ha reso la vita decisamente più semplice. Conviene veramente usare e regalare alle giovani e fragili menti dei nostri figli un cellulare di nuova generazione? Forse non si viveva poi così male, quando con il cellulare si poteva solo chiamare e messaggiare. Nel dubbio, io sto cercando di eliminare del tutto la tecnologia senza fili usando solo un telefono fisso vecchio modello.

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